Migranti
Ci sono navi e navi, lucky boat, che finiscono in mani improvvide, in network complessi del divertimento di ambientazione marittima, boat people, per mari di gente, l'economia stila le rotte. Ci sono le barche dei pescatori, che si arrampicano tra le onde, come i contadini sulle terrazze, per cogliere olive, c'è la ressa per il "ponte lance", le cabine dei vip, poi, quella del capitano. In tutto questo non si può non cogliere nell'urto abissale, di una rovina così arrivata agli occhi, un segnale di tempo nuovo, e non fertile.
La Liguria, viene colpita nella navigazione turistica, sulla sua ammiraglia, l'arcipelago toscano, ha una bella chiglia che le spunta tra le spiagge, e gli scoglietti, a qualche mese dai primi bagni; il mare pulito a nord era lì'. E nelle Cinque terre.
Non sembra, ma la società, pareggia i conti del destino, dando indicazioni scrutabili. Le onde sono rapide come i rii, nel ricordarci la caduca stabilità di una industria dell'ambiente sempre poco accudita. I tempi sono quelli della natura del 2012, che appare urtata, come i denti dello scoglio delle Scole, i naufragi del benessere levano molti soldi, all'economia d'emergenza del triennio congiunturale, nel quale si naviga o si è navigato a vista. Sono asset che si inabissano, che perdiamo, in ogni senso. Le rotte dei profughi sono sempre più spesse, e così vicine, che potremmo toccarle, la vita delle onde si riempie del colore della gente, loro sono la novità che arriva insieme ai marosi, noi la spiaggia di sassi sempre più ridotta ad un filo di ghiaia.
Verso il mare c'è solo la nostra impronta, insieme e mischiata ai saponi della Costa Concordia, navi grandi e piccole si ritrovano sullo stesso mare, attraversate da comuni destini, non sappiamo quali rotte aspettano la nostra rovinosa abitudine a non navigare.

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